La vita è un album di figurine

2 Settembre 2013 0 Di Pizzi

 

Se fosse stata italiana, anziché dell’Alabama, probabilmente mamma Gump avrebbe insegnato al piccolo Forrest che la vita, più che una scatola di cioccolatini, è un album di figurine dei calciatori. Non tanto perché “non sai mai quello che ti capita” in una busta, quanto per la capacità di scandire il tempo che solo nomi e statistiche dei calciatori sanno mostrare in maniera così netta e così uguale per tutti.

 

Quando ero piccolo, ma non più tanto, in casa mia entrò la collezione completa di album Panini dal 1961 al 1995. Erano in allegato settimanale con l’Unità, e ai miei occhi rappresentavano la trasposizione fisica dei valori di mio padre: un giornale comunista che ti dà gli album già pronti e compilati senza dover spendere capitali per Pizzaballa o Paolo Poggi, perché il calcio è bello ma buttare soldi in “cazzate” molto meno.

 

Avevo 13-14 anni, ancora le ragazze non erano al centro dei miei pensieri e il tempo libero non mi mancava. Ogni settimana, quando mio padre tornava a casa con giornale e album, io mi mettevo in salotto e per un paio d’ore studiavo volti e numeri dei campioni d’un tempo.

 

“Papà, ma che schifo! I terzini della Juve si chiamavano Adolfo e Benito?!”

“E va be’, meglio in difesa che in attacco…”

 

Quello che mi impressionava, al di là delle statistiche e dei dati nozionistici, erano però le facce dei calciatori. Facce che a me sembravano appartenere a uomini fatti e finiti, e non a ragazzi: anche a 21 anni, quando giocava nel Mantova, Zoff mi sembrava già vecchio. Per non parlare di Bergomi coi baffi a 18 anni.

“Quando sarò grande anch’io sembrerò così vecchio?” mi chiedevo, più o meno come quando al primo anno di liceo vedevo i maturandi come delle persone già in là con gli anni.

 

Oggi ho 32 anni. Se fossi un calciatore sarei dalle parti del viale del tramonto, probabilmente alla ricerca di un ultimo contratto con cui pagare un trapianto di cervello per la mia amata velina.

Ricordo quando si diceva che Paolo Maldini era un giovane di belle speranze, quando Del Piero arrivò a Torino da Padova, quando Buffon era poco più di un bambino, quando Totti e Nesta erano i capitani bambini delle romane e quando Javier Zanetti aveva meno di cinquant’anni. In realtà, non vorrei dirlo, ma ricordo persino quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juve.

 

In pratica, sono un “vecchio”, calcisticamente (e non solo, direbbe chi mi conosce) parlando. Un vecchio che, praticamente senza accorgersene, ha attraversato da fuori tutte le fasi di una carriera da giocatore di football:

prima fase (dai 6 agli 11 anni): fin dalla prima volta che infili le scarpe coi tacchetti, pensi che un giorno giocherai nella tua squadra del cuore e in Nazionale.

seconda fase (dai 12 ai 15 anni): resoti conto che alla tua età i campioni sono già stati notati dalle squadre che contano, pensi che magari in Nazionale non giocherai mai, però se hai culo ti fai la carriera di Moreno Torricelli, che comunque la sua Champions League l’ha vinta.

terza fase (dai 16 ai 19 anni): quando capisci che anche Torricelli comunque alla tua età giocava in Serie D (e a 22 anni passava alla Juve), mentre tu al massimo con gli juniores regionali (nel mio caso mi ero già ritirato a 16 anni), inizi a notare che i più forti che hai affrontato da bambino stanno per esordire con l’Under 21. E avverti un mix di sensazioni contrastanti, da “speriamo che gli stacchino una gamba di netto” a “in effetti era un po’ più bravo di me”. Ma al bar sport dici che “sono il suo fan numero 1!”

quarta fase (dai 20 ai 27 anni): gli anni iniziano a passare, e capisci che per giocare in serie A hai due possibilità. O convinci qualche associazione di volontariato che è il tuo ultimo desiderio prima di morire, o vinci al superenalotto e ti compri l’Empoli. Ma la paura dell’antidoping ti tiene lontano dal superenalotto, diciamo.

quinta fase (dai 28 ai 31 anni): ok, la carriera di calciatore è definitivamente sfumata. Però oh, alla fine i calciatori non sono tanto diversi da te, a parte la quantità di donne e soldi che gli gira intorno. Sei ancora giovane e forte, e poi di sicuro a letto una velina o una consigliera regionale lombarda si divertirebbe di più con te che con uno che si allena tutti i giorni. È in quell’età che cominci a credere alla storia della “pancetta che su un uomo è sexy”, mi sa.

– sesta fase (dai 32 anni a boh?): un giorno, mentre segui il calciomercato, senti che “Cassano ormai non è più giovanissimo”. E d’un tratto ti accorgi che i campioni di cui hai visto l’esordio sono prossimi al ritiro, mentre i campioni che stanno venendo fuori sono nati in anni in cui tu eri già sessualmente attivo (e magari avevi smesso di giocare a calcio proprio per essere più sessualmente attivo).

 

L’unica speranza di Serie A che ti rimane, a questo punto, è che almeno uno dei campioni del futuro sia figlio di quella ragazza che tanti anni fa, un’estate in campeggio… (battuta da finire con un doppio senso che contenga espressioni come “dove mettere le palle”, “cos’è un fallo da dietro”, “ti fece un’intervista negli spogliatoi” o simili).

Pizzi

PS: ieri ho risfogliato quei vecchi album di figurine. Niente, Zoff dev’essere nato a 40 anni…

 

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Persone di cui parlare ai miei nipoti quando sarò vecchio

Caro Francesco…