Le ragioni di un grillino ragionevole

4 Maggio 2012 0 Di Pizzi

Abbiamo parlato e riparlato di Beppe Grillo, nei giorni scorsi. Se ne sono occupati Domenico e Umberto, A.P. e il sottoscritto.

Ma, ad essere precisi, ne abbiamo parlato tutti male. Tutti contro di lui, come un gruppo di naziskin con un immigrato. Cioè, non proprio, anzi, però…
Però gli agguati non mi piacciono, e ho cercato di rimediare. Ho chiesto a un po’ di amici “grillini” (scusandomi per la definizione inappropriata) di dirmi la loro.
 E ho trovato Fabrizio Landolfi, amico romano convinto sostenitore del Movimento 5 Stelle. Gli ho chiesto di esporre le ragioni per cui, secondo lui, questo partito è “quello giusto”. E lui l’ha fatto con questo approfondito editoriale.

Comunque la pensiate, anzi soprattutto se la pensate come me sul comico genovese, leggere quest’opinione spassionata e corretta mi sembra il minimo che si possa fare per provare a capire le ragioni di una fetta crescente della popolazione, quella che crede nel Movimento 5 Stelle.

Pizzi

PS: Fabri, nun te incazzà per il titolo. Era per sintetizzare… 🙂

Le ragioni di un grillino ragionevole

di Fabrizio Landolfi

Negli ultimi anni, un po’ tutti abbiamo sentito e letto spesso dibattiti e giudizi su Beppe Grillo e sul MoVimento Cinque Stelle. Tali soggetti sono poi finiti particolarmente al centro dell’attenzione mediatica nelle ultime settimane, in seguito al forte aumento dei consensi rilevato da diversi sondaggi.
Da parte degli esponenti dei partiti politici, il giudizio, tuttavia, è più o meno unanime: Grillo è un populista che cavalca il malcontento degli italiani, arringando le folle e proponendo idee non concrete. In numerosi casi Beppe Grillo è stato definito addirittura pericoloso, un terrorista da cui prendere le distanze.

Quindi i partiti, da destra a sinistra, si schierano in maniera piuttosto unanime contro la figura di Grillo e contro il MoVimento Cinque Stelle. Ma oltre a loro, ci sono anche televisioni e giornali ad attaccare il comico genovese, prendendo spesso pretesto dalle sue stesse parole, o meglio estrapolando delle frasi da un certo contesto e sbattendole in prima pagina, facendo passare concetti diversi da quelli espressi realmente.
L’ultimo caso è quello che vede Grillo accusato di aver sminuito il dramma sociale della mafia: secondo tutti, o quasi, gli organi di informazione (compresa l’Ansa) in occasione di un comizio del M5S tenutosi a Palermo, Grillo avrebbe dichiarato che “ Lo Stato è peggio della mafia, perché la mafia non strangola la gente ”. Ne è nata una bufera mediatica, con condanne bipartisan arrivate dal mondo della politica, della critica, del giornalismo.

In realtà il comico genovese, esprimendo una feroce critica al sistema politico-economico italiano, ma anche sottolineando il forte aumento di suicidi da parte di piccoli imprenditori che si è avuto negli ultimi tempi, ha detto testuali parole: “ La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente ”, cosa ben diversa dal dire che la mafia non ha mai ucciso nessuno, nonostante i detrattori di Grillo vogliano dare quest’ultimo significato a quelle parole.
Dire che la mafia non strangola i propri clienti significa sottolineare che le organizzazioni criminali che conducono attività come l’estorsione o l’usura non hanno interesse ad uccidere chi finisce nelle loro mani, poiché questi, una volta morto, non potrebbe più pagare.
Le organizzazioni criminali come la mafia hanno interesse a tenere in vita più possibile “i propri clienti”, perché essi, una volta costretti ad alimentare il business illecito, continuino a farlo.
Si parla appunto dei “clienti” della mafia, non certo di coloro che si mettono contro le organizzazioni criminali, come ad esempio i magistrati o alcuni giornalisti. Quindi, tornando alla questione su Grillo, non è vero che il comico genovese ha negato che la mafia commetta degli omicidi, anche perché non basterebbe essere fuori di testa al 200% per poter pensare che la mafia non commetta omicidi, o che non sia un male per la società.

Beppe Grillo, peraltro, ha già ribadito con un post sul suo blog cosa volesse dire quando ha pronunciato quella frase; sul concetto ha poi posto l’accento anche Marco Travaglio su Il Fatto quotidiano , con la solita precisione ed acutezza che caratterizza il giornalista torinese, uno dei pochissimi a spezzare spesso una lancia in favore di Beppe Grillo.

Ma al di là di questa precisa vicenda mediatica, è assai importante capire perché ci sia, nei confronti del MoVimento Cinque Stelle, e non solo di Grillo, una forte ostilità da parte della stampa e delle televisioni. Sicuramente uno dei motivi è che “ Grillo e i suoi fanno paura ”, frase che abbiamo sentito e letto molte volte, specie negli ultimi tempi.
Il MoVimento Cinque Stelle sicuramente fa paura ai partiti, che in questo momento stanno già perdendo molti consensi, in più vedono con sospetto l’entrata sulla scena politica di questo nuovo fronte, che ha intenzione di battersi per tutta una serie di punti che vanno a toccare i vantaggi personali di chi è già dentro la politica. Di conseguenza, facendo paura ai partiti, il movimento fa paura anche ai giornali, i quali sono spesso collegati, direttamente o indirettamente, proprio ai partiti. Ma non è tutto. 


Il MoVimento Cinque Stelle, nel suo programma ufficiale (che tutti possono leggere sul blog di Beppe Grillo), propone l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. In parole più semplici, questo movimento vorrebbe che lo Stato non desse più soldi pubblici ai giornali. Questo punto è stato sempre ribadito con forza, sul blog, sui social network, nei comizi e nelle rare partecipazioni di qualche suo appartenente ai programmi televisivi.
Ecco perché la stampa, dal Corriere della Sera a La Repubblica , da Libero a Il Giornale , passando per L’Unità e La Stampa , puntualmente fa il massimo per screditare il MoVimento Cinque Stelle, nonché Beppe Grillo.

Personalmente, mi sento di sostenere il MoVimento Cinque Stelle perché ne condivido le proposte e i concetti. Condivido il sogno di ricostruire la politica italiana in modo diverso, di mettere dentro ad essa dei cittadini, gente comune che non ha mai fatto politica prima d’ora, rigorosamente incensurata, per sostituire una classe dirigente che non funziona.
Chi verrebbe eletto non prenderebbe gli stipendi d’oro che fino ad oggi sono stati la normalità (già adesso, i consiglieri regionali del M5S percepiscono uno stipendio mensile notevolmente autoridotto), e potrebbe restare in carica al massimo per due mandati. Dopodiché, raggiunto questo limite, passerebbe il testimone ad altri cittadini.
Il M5S propone di dare maggiore peso ai referendum, strumento fondamentale della sovranità popolare e del suo esercizio, togliendo il vincolo del quorum sia per i referendum abrogativi che per quelli propositivi. Questi sono solo alcuni dei punti che formano il programma del MoVimento Cinque Stelle, un programma a cui chiunque può proporre di apportare modifiche o aggiunte, che vengono poi votate in Rete dagli altri cittadini e possono essere approvate o meno.

In vista delle prossime elezioni politiche, ho intenzione di dare il mio voto a questo movimento (il comune in cui vivo non è tra quelli in cui si svolgeranno a breve le amministrative). Naturalmente, prima di prendere la decisione finale non mancherò di informarmi sui candidati per le varie cariche, ascoltarli attentamente e farmi un’idea concreta su di essi.
Sempre a proposito delle elezioni, trovo poi che sia altrettanto importante scindere la figura di Beppe Grillo dal movimento stesso. Grillo è effettivamente una sorta di “leader mediatico” del M5S (definizione che a lui non piacerebbe), nel senso che nell’immaginario dell’elettore rappresenta più di ogni altro l’icona di questo movimento.
È infatti innegabile che il comico genovese, per la sua notorietà, abbia maggiore ascendente sulla massa e maggiore capacità di calamitare l’attenzione, rispetto ai candidati del M5S, magari assai competenti ma sconosciuti ai più. 

Tuttavia, sono altre persone a candidarsi per le elezioni e non Beppe Grillo. Nonostante io abbia una buona opinione di Grillo, come personaggio ed attivista politico, mi rendo conto che qualcun altro potrebbe trovarsi d’accordo sui concetti e sulle proposte del M5S, ma allo stesso tempo non apprezzare Grillo. A proposito di questo, mi sembra fondamentale tener presente che, come detto in precedenza, votare per il M5S non significa votare per Beppe Grillo. Al di là di questo, quando si andrà alle urne qualcuno deciderà di considerare il MoVimento Cinque Stelle un’alternativa valida nella scelta del voto, qualcun altro ne avrà comunque un’idea diversa. Per fare una valutazione personale e poter trarre ognuno le proprie conclusioni, la cosa fondamentale sarà avere delle corrette informazioni sul movimento, sulla sua struttura organizzativa e sulle proposte. 
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