Lettera all’estate del paesino

29 Agosto 2013 0 Di Pizzi

 

Un racconto sulla bella stagione, un caldo affresco dipinto con i colori del sole e del cielo dal mio caro amico Nino.

 

di Nino Tarlato

È l’estate: esplode con i suoi effluvi, piena e selvatica. Le gambe delle donne, delle fanciulle tornano nude a stuzzicare la malizia maschile, definitivamente ridestatasi dal sonno invernale, dopo la colazione di petti, braccia e prime gonne che è solitamente servita dalla primavera.

I giorni diventano adulti, arrivando a pareggiare le ore della notte con baldanza e calore; le serate non sono altro che pomeriggi bui, dentro i quali l’afa si riposa, talvolta a stento.

Il mare abbraccia il paesino, e l’odore del sale è ormai l’unico a banchettare nell’aria, con quello delle pietanze e dell’alcol a tarda notte. Agli angoli delle piazze e nei vicoli si nascondono i ragazzetti a fumare, vedono i genitori in ogni coppia che si trovi a passare, eppure quando i parenti riescono a coglierli sul fatto si trovano sempre mentre raccontano all’amico di quella della classe affianco.

 

Arrivano i turisti, a frotte, comitive e famiglie d’emigrati che hanno scordato il dialetto, o almeno ci hanno provato; in compenso parlano il tedesco, almeno ci provano.

I giovani sciamano per i locali confessandosi a vicenda d’essere annoiati, poi si profondono in scenate, esplodono di vita, s’annoiano. Il giorno dopo si risvegliano felici, per il potere dell’estate.

Qualche volta balla il vento, per fare riposare il mare, che ogni tanto ama essere abitato solo dai pesci, perché il Mediterraneo possa fingersi Oceano.

 

Verso la campagna, nelle periferie e nelle viscere dei quartieri popolari, turbinano di continuo i fumi delle carni arrosto; le erbacce secche si fanno gialle come il fieno e i contadini faticano ad alzarsi, sapendo che basta un battito di ciglia dell’atmosfera affinché la frescura mattiniera ceda il passo al fuoco che avvampa a mezzogiorno.

Ogni cosa è illuminata dall’alba al tramonto, fenomeno inconfutabile verificato dal colore; ogni cosa è sotto il sole, indifesa ma forte della forza dell’astro.

L’estate imperversa per il paese, vibrando nell’asfalto, brillando d’un bagliore crescente fino alle notti d’agosto: fino al deflagrare d’una tempesta di sensi, un festeggiare quasi istintivo; è la vita stessa che diventa più leggera. Il pensiero d’agosto ha le maniche corte.

 

E così scoppiano gli amori, le tragedie, le liti, le amicizie: nascono e muoiono più rapidi del solito montagne di ragionamenti e castelli di senso, costruiti dalla sabbia verso il cielo e destinati – al primo sbuffo del caso – a tornare polvere.

 

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