Loving Pearl Jam (sempre e comunque)

12 Novembre 2013 0 Di Pizzi

La critica e i fan si dividono tra delusi e aficionados…

 

L’ultimo album dei Pearl Jam non mette d’accordo tutti, ma io faccio comunque parte degli aficionados.

 

Perché ok che con questo album non hanno inventato nulla di particolarmente nuovo, ok che l’apice della loro carriera l’hanno toccato negli anni Novanta con dischi come Ten, Vitalogy e Yield, ok che molti fan si aspettavano qualcosa di più, però il gruppo di Eddie Vedder è sempre il gruppo di Eddie Vedder e lui, con quella voce, potrebbe dire e chiedermi qualsiasi cosa…

 

Lightning bolt arriva a quattro anni di distanza dal precedente Backspacer con un Eddie Vedder in grande forma vocale. Il disco si apre sulle note dell’energica Getaway: godibilepezzo rock.

Mind your manners, secondo brano, è stato scelto come singolo di lancio ed è caratterizzato da un retrogusto punk.

My father’s son parla del rapporto tormentato tra padre e figlio, ed è caratterizzato da cambi di ritmo.

Sirens è la canzone più ambiziosa dell’album: ballata semiacustica anch’essa ricca di cambi di ritmo.

Lightning bolt ricorda un po’ i tempi di Binaural.

Infallible ha invece un sapore funk, ma non entusiasma molto…

I pezzi migliori sono comunque Pendulum, ballata ipnotica scritta da Eddie Vedder con il chitarrista Stone Gossard ed il bassista Jeff Ament, e il folk rock di Swallowed whole, che evoca atmosfere bucoliche alla Into the Wild ed è caratterizzata da un bell’assolo di Mike McCready.

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In ogni caso, dal vivo i Pearl Jam rimangono una delle band migliori di sempre, e poi in fondo, a questo punto della loro carriera, non hanno più bisogno di stupire.

 

In attesa di un loro live, probabilmente a giugno a San Siro, penso che per un po’ farò girare l’album nello stereo senza stancarmi troppo…

 

Carlotta Invrea