L’uomo senza qualità (racconto)

5 Novembre 2012 0 Di Pizzi


È un’azione politica. Sì.
Pensava forte mentre varcava la soglia della libreria del centro, troppo forte. Così forte che per un istante ebbe la sensazione delirante di vedere il commesso battere su uno scontrino i suoi pensieri.

Pensava e attraversava il corridoio con singhiozzante sicurezza, con ricercata, sofisticata disinvoltura, passando i polpastrelli sulle copertine lisce di ogni volume, proprio come quando era bambino. Le pagine allora sembrarono risuonare metalliche, proprio come la grata del cancello di casa, quando la si percuoteva con un legnetto, di ritorno da una bravata.
L’aroma della carta si sprigionava dagli scaffali e riempiva ogni cosa. Le lampade al neon, le mattonelle, i quadri; riempiva le narici del silenzio, le tasche della trepidazione.
Gli piaceva la disposizione dei colori delle varie copertine sulle mensole, assurda e insensata. Amava i settori in cui i toni sfumavano lentamente, verso il pallore dell’edizione economica.

Il titolo risuonò come un campanello nel deserto, brillò come un centesimo sul fondo del borsellino, tanto da ricordargli quella volta in cui dovette ripescare dall’immondizia una bolletta del telefono. Scorse luccicante il suo nome tra brandelli di stagnola e bucce di cipolla.
L’aroma della carta sembrò farsi più acre.

È un’azione politica ” pensò nell’aprire svelto lo zaino per farci scivolare dentro un mattone di carta profumata.
È un diritto inalienabile ” nel richiudere svelto e continuare a vagare nel vago tentativo di apparire vago.
È soltanto un libro ” nell’oltrepassare sicuro la cassa con lo sguardo vitreo e la fronte imperlata di sudore.
Sono un pirla ” nel sentire il codice a barre ululare nello zaino, nel sentire un paio di occhi cerchiati di minuscole rughe attorcigliarsi intorno alla scena con fare interrogativo.

Nel tempo infinito in cui un brivido si disegnò rosso lungo l’incavo della sua schiena, poco prima che la linea incontrasse l’osso sacro, si morse il labbro inferiore, passò oltre, sorrise goffamente, ingoiò il cuore, scosse la testa irrigidito, si chinò, porse al negoziante un libro sgualcito di filosofia adagiato sapientemente sul fondo della borsa, lo guardò smagnetizzarne invano la copertina, sorrise di nuovo, meno goffamente, assunse l’aria di chi non ha tempo da perdere, ringraziò e sistemando gli occhiali si allontanò ad ampie falcate.

Ma prima di varcare la soglia sospirò seccato. Come un imprenditore fermo al semaforo. Di lunedì mattina.
Non è rubare. Un furto presuppone un possesso. Un libro non lo possiedi per definizione. Sarebbe come recintare il mare, firmare un sasso.
L’uomo senza qualità di Robert Musil è un libro dalle pagine profumate e dalla copertina semirigida. Ed è tutto ciò che sa. Di un volume nascosto da mesi in uno zaino e poi perso, distrattamente, un pomeriggio di ottobre, dimenticato su una panchina ingiallita, sotto i pioppi di piazza Cavour. Un giorno in cui le idee erano tutte impegnate a intrecciare dolcissime apologie.

Silvia Mascolo

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