Miele all’ombra

30 Giugno 2013 0 Di Pizzi

(vi giuro che la storia del nonno è vera. Il resto l’ho scritto per poter firmare il racconto)

 

Per 43 anni, il nonno di Chicca è andato a letto dopo aver dato un bacio alla foto di sua moglie sul comodino. Rimasto vedovo a poco più di trent’anni, nonno Giorgio si trasferì dalla sua religiosissima sorella maggiore, perché questa potesse fare da madre, o meglio da madre superiora, alle sue due figliole.

 

Giorgio lavorò in fabbrica fino alla pensione, ma il mestiere di amare sua moglie non lo abbandonò mai, “timbrando il cartellino” anzi con puntualità e passione ogni giorno dell’anno, festivi compresi, fino alla sera in cui morì.

 

Chicca mi ha raccontato questa storia almeno dieci volte, da quando la conosco. La prima fu la notte in cui facemmo l’amore per la prima volta, tanto tempo fa. Si alzò nuda dal letto, prese il tabacco al buio e girò una sigaretta aiutandosi con la luna che illuminava la cartina e il suo seno. Poi mi indicò un punto sulla scrivania, di fianco al mio lato del letto.

 

“Prendi quella foto, per favore?” chiese aspirando il fumo e soffiandomelo in faccia

“Chi è, tua nonna da giovane?”

“Sì”

“Molto bella. Ti assomiglia. Ed è ancora viva?”

“No, è morta molto prima che io nascessi”

“E come mai hai questa foto se non l’hai mai conosciuta?”

“Me l’ha data mio nonno poco prima di morire, due anni fa. Mi disse che mi sarebbe servita ad avere sempre con me una traccia dell’amore vero. Un portafortuna, diciamo, e anche un modello”

 

Mi raccontò della morte di sua nonna, della prozia quasi suora, di sua mamma. Raccontava e sorrideva, impugnando la foto tra le mani come fosse una farfalla, mentre la sigaretta si spegneva piano piano nel posacenere di terracotta.

 

“Avvicinati, vieni qui sotto la luce!”

Sì coprì il seno con il braccio sinistro, inclinando la piccola foto in bianco e nero, con una cornice di ferro e un vetro che rifletteva la luna in maniera irregolare.

 

“Ecco, vedi qui dove il riflesso fa quasi una piega? Tocca, accarezza!”

 

Passai l’indice sul vetro, e mi accorsi che c’era una specie di solco, all’altezza della bocca di quella donna un tempo giovane e viva.

 

“In 43 anni, un bacio dopo l’altro, mio nonno ha lasciato un’orma con le sue labbra. Io lo chiamo ‘miele all’ombra’, e credo che sia la cosa più dolce che sia mai stata fatta senza che ci sia un film o un libro a raccontarla…”

 

Le tolsi la foto dalle mani e la abbracciai così forte da farla tossire, e poi sorridere, e poi piangere sorridendo.

“Ci proverò anch’io, Chicca, ma se possibile preferisco baciare le tue labbra. Quindi tu non morire finché non ci vengono le rughe al cervello, almeno…”

 

Ogni volta che mi ripete la storia di suo nonno e del miele all’ombra, lo fa per un abbraccio come quello, ne sono certo.

 

Pizzi