Piazza Vittorio 4718 (quarta parte)

3 Dicembre 2012 0 Di Pizzi

(continua da QUI )

01:19:30

Torino. 
Torino impollinazione distratta di un fiore carnivoro.
Torino mamma.
Torino bestia. Torino seta.
Torino sega.
Torino, mi tagli le gambe quando ti confido che ho in mente di iscrivermi di nuovo all’università.
Torino bagno sul retro. Periferia concimata.
Torino sai come grattarmi via il sonno dalle palpebre.
Torino preliminari a Porta Susa, polpastrelli umidi  lungo la schiena di via Pietro Micca, amplesso inaspettato in Piazza Castello, con la rugiada che scivola lungo le ciocche pallide della Mole.

Torino “ricomponiti,veloce!” in via Po, con l’adrenalina e il desiderio sotto le unghie.
Torino un bacio sulla fronte, Piazza Vittorio. 

Capolinea.

Il tovagliolo riporta una M. di inchiostro blu, stordita, in un angolo.
Dovremmo comprare dei tovaglioli di carta in formato A4.
Anna non sa leggere.

01:59:02
Tra un minuto il locale chiude.
Valentina voleva intimare ai superstiti di lasciarci pulire.
Le ho detto di cominciare a mettere a posto la cucina con Matteo, e di non muovere una sola sedia.
Artisti, idioti, turisti, disillusi, imprenditori, sognatori, stanchi, fanfaroni, studenti, maledetti.
E loro due. Sullo sfondo. Come un cartonato dipinto a mano, con il profilo impolverato.

Lei continua ad abbassare gli occhi, come a cercare fiato tra le punte dei piedi. Invano.
Lui continua a cercare nelle tasche le parole che non conosce.
A cercare la lama più adatta a spezzare la corda che li incatena alla sedia da un’ora, da un giorno, da anni.
Le forbici con la punta arrotondata, per non farle male.
I batuffoli di cotone profumato per asciugare le lacrime che Lei non verserà.

La miscela arabica sul fondo del bicchiere sembra aver ormai cambiato stato fisico.
Forse il vento li soffierà via prima dello stridere della saracinesca.
Anche le due poltrone sembrano avere contorni sempre più evanescenti.
L’enorme ciondolo si specchia in un milione di ragnatele. Non una parola.
Una stella che implode.
Un brano che si incanta a pochi secondi dalla fine.

Li lascerò spegnere senza intervenire. Come sigarette dimenticate nel posacenere.
Li chiuderò in una busta di carta e li spedirò a quelli che, dei film, sanno apprezzare la colonna sonora.

Li lascerò sfiorire insieme ad Anna.
Siamo chiusi, la domenica.

FINE

Silvia Mascolo


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