Piazza Vittorio Veneto 4718 (terza parte)

1 Dicembre 2012 0 Di Pizzi

(continua da QUI )

20:35:05

Uno. Il motivo per cui l’Imbuto è qui.
Due. Le piccole promesse del jet set che trascina sottobraccio, tra i portici della città.
Tre. Le informazioni che le piccole promesse del jet set hanno rispetto all’Imbuto.
    Porta una cravatta blu decisamente stretta.
    Ha più di quarant’anni.
    Usa un dopobarba buonissimo.
Quattro. Le ottime ragioni  per le quali valga la pena firmare. Stringere. Pagare. Firmare. Firmare. Tapparsi la bocca. Annuire. Firmare.
Cinque. Le ottime ragioni per cui valga la pena investire in un book fotografico.
Sei. Le serate che le piccole promesse del jet set trascorreranno in uno dei migliori club milanesi.
Sette. Gli anni che avevano quando le loro fantasie hanno cominciato a gravitare, sinuose come serpi, attorno alla possibilità di questo incontro.
Otto. I bicchieri di Negroni che l’Imbuto ha versato nei corpi delle due piccole promesse del jet set.
Nove. I tipi di droga dei quali le gemelline Lustrino hanno sentito risuonare il nome, nelle ultime ore.
Dieci. I minuti che separano la prima scintilla di agonia innescata da una mano viscida sulla coscia, dallo sbocciare fetido della consapevolezza che forse, il compromesso, ha in sé una buona dose di fascino, arrogante. Indecente.

Mostro.

Anna scuote le spine. Bestemmia.

23:30:00
Moschettieri, i personaggi stropicciati di una bozza di Baudelaire, sporchi di caffè, profumo, dopobarba, sesso, marijuana, lacca, filigrana e sigarette.
Ordinano sempre la pregiata collezione di schifezze etiliche che solo un locale rinomato del centro sa miscelare. Mangiano, bevono, urlano. È un’evoluzione sistematica, statistica.
Il più bello piscerà fuori dal water e attaccherà l’adesivo del suo marchio sullo specchio del bagno. Lo appiccicherà al contrario.
Il più furbo berrà tanto da dimenticare le chiavi della macchina sulla sedia, poi vomiterà cous cous lungo il fiume mentre una figura divertita gli porgerà un fazzoletto, inquadrandolo sul display dell’iPhone con l’altra mano.
Il più grande andrà via sul più bello, nel bel mezzo di un overdose di malinconia mista a rum chiaro.
Il meno bello guarderà la sua immagine riflessa nel Cuba libre, e ne ordinerà un altro.
Il più simpatico gesticolerà fino a rischiare una lussazione della rotula, intento a comporre le lettere del suo biglietto da visita nell’atmosfera, ma nessuno si ricorderà il suo nome. Domani.
La più bella lascerà il numero di telefono al più furbo. Nonostante tutto.
Il più stronzo ordinerà un Long Island ma pagherà un chupito.
Io, obbediente, gli servirò il suo Long island. In un bicchierino da chupito.

In fondo il cliente ha sempre ragione.

Anna abbassa lo sguardo.
Il mio fiore ha la nausea.

(Continua QUI )

Silvia Mascolo


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