Quello che ho imparato a New York

24 Settembre 2013 0 Di Pizzi

 

Ho imparato che skateboarding is allowed quasi ovunque, che il fumo non esce da tutti i tombini, che se raccogli un sacco di lattine ti danno dei soldi, che puoi stare in Time square nuda se sei davvero figa. Se no, no.

 

Che se guardi in su è wow ma che se guardi ad altezza uomo è WOW. Che esiste un uomo che di lavoro lucida una targa, tutto il giorno e che tutto il giorno domanda perché. Che i taxi sono solo gialli e che si parlano 8 lingue senza contare gli slangs. Che la statua della libertà non sarebbe verde e che mangiare è la preoccupazione maggiore di chi cammina per strada.

Che la quinta strada non esisterebbe se non ci fossero stilisti italiani, che il wifi è in tutti i locali ma mai all’aperto, che la storia di una città può essere raccontata anche attraverso un elenco di set cinematografici e che è meglio bere acqua naturale.

 

Che you can speak english or español, por mi es casi the same e che lo Yankee Stadium è costato una cifra che neanche il Colosseo. Che se non hai un lavoro basta vestirsi da qualcosa e fare due foto, che gli hot dog non sono col würstel, che è normale inciampare in un cimiterino fra un palazzo di 80 piani e l’altro. Che ci sono parchi piccolissimi di una poesia pazzesca, che le luci possono e devono stare sempre accese, che nessun americano possiede un negozio di souvenir e che pochi barboni accettano cibo dagli sconosciuti.

 

Che fa un sacco figo avere un negozio in un container, che per i pedoni il rosso è rosso e il verde è bianco, che è ancora possibile suonare il piano srotolato per terra, saltellando su un piede, che la gente non fuma e che Yoko Ono abita in un palazzo (che possiede) sull’upper west side senza aver MAI fatto un cazzo nella vita. Che le guide nere a un certo punto cantano sempre, che essere grassi è SOLO questione di paragoni, che se non vuoi una tonnellata di ghiaccio nel tuo drink sei un alieno e che esistono cioccolatini a forma di bacio che si chiamano kisses. Che se entri nell’Apollo, sali sul palco e canti potresti finire per piacere a qualcuno, che la mafia è una cosa cinese e non più italiana e che non c’è bisogno di prenotare o pagare un campo se vuoi giocare a tennis, a hockey, a baseball o a basket.

 

Che “you know folks” è l’espressione più usata sui pullman scoperchiati, che la gente fa la fila per farsi una foto con la propria faccia in un 4milioni di pollici appeso a un palazzo o per toccare le palle di un toro di bronzo, che ci sono tavolini e sedie ovunque e per chiunque e che in 5 metri puoi passare da odoredipollostrinato a odoredinocciolezuccherate a profumo di Abercrombie. Che non solo i bambini vendono limonata, che nello stesso parco puoi fare un centinaio di attività diverse ma non fumare, che i lavori in corso possono essere OVUNQUE, che essere in proteica non ti dovrebbe impedire di mangiare il gelato e che il mercato è lungo più o meno 25 strade ed è fatto solo di cover e di banane frullate.

 

Che esiste solo una strada diagonale che crea una marea di triangoli chiamati squares, che il succo di ananas non è così facile da trovare, che le patatine hanno la buccia, che ci sono molti più palestrati che obesi e che i pompieri sono idolatrati per davvero.

 

Che al posto del tutto che c’era rimane una fonte.

Che ricorda molto i miliardi di lacrime che ancora stanno versando.

 

Clementine

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