USA: Ecco perché Romney non può (e non deve) vincere

27 Ottobre 2012 0 Di Pizzi

Tutto quello che c’è da sapere sulle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Il 6 novembre sarà ricordata come la data che potrebbe cambiare la Storia . Nessuna sconvolgente rivelazione sulla vita eterna, il palesarsi di un messia, o la fine del Mondo (anzi no, forse quella potrebbe essere), solo l’“ Election Day ” per gli Stati Uniti d’America (sul perché sia di martedì, se ancora qualcuno non lo sapesse, Wiki ci dà una mano ).

Ad affrontarsi sono il Presidente (non chiamatelo Obama , negli States chi è in carica rimane “ Il Presidente ”), capopartito e quindi rappresentante del Democratic Party (gli asinelli ), e Mitt Romney , che nella battaglia delle primarie del Grand Old Party , il cui movimento nella sua forma più estrema e liberalista è detto Tea Party (i repubblicani insomma, ovvero gli elefantini ) ha battuto le resistenze di Rick Santorum (ritiratosi), dopo essersi a sua volta ritirato in quelle del 2008 contro John McCain .

Il Presidente lo si è conosciuto quattro anni fa, quando tutto doveva ancora esplodere (inteso come “ primavera araba ”, bolla speculativa, ecc.) e il mondo sembrava ancora un posto normale dove crescere i figli, farsi una famiglia, e in cui le promesse (in parte mantenute, e in parte no) di Obama hanno attecchito facilmente nel cuore di tutti ( un po’ anche di noi europei , ammettiamolo).
La riforma sociale dell’assistenza sanitaria su tutte, poi, è sembrata veramente la svolta di un’America un po’ più europea; e la promessa di un ritiro graduale dal Medio Oriente, il Nobel per la Pace (forse troppo, in effetti) e la gestione della crisi dell’auto, che ultimamente è tornata molto nei comizi elettorali di Obama come punto di forza, insieme alla crescente occupazione nei battleground states come l’Ohio .

Poi, si diceva, la profonda crisi che ha colpito il mondo occidentale e civilizzato, quella parte di Mondo, insomma, in cui i governi stanno facendo cadere su lavoratori, pensionati e classe media la colpa di 20 anni di non programmazione (mi ricorda un’azienda grossa che sta qui a Torino , ma non ricordo il nome…) furti, appropriazioni indebite, festini, ultraliberismo, e chi più ne ha più ne metta, ha fatto risollevare la testa a quella parte di America reazionaria, dove un “ negro ” (altro che “ giovane-bello-abbronzato ”, i nostalgici del Sud degli States non vanno tanto per il sottile), per di più con un nome africano, che voleva togliere (poco) ai ricchi per darlo ai veramente poveri , aveva umiliato e offeso; una parte di America che non aspettava altro se non l’occasione buona per prendersi la rivincita in campo nazionale (pare che in campo di politica estera l’amministrazione Obama sia inattaccabile, in primis per l’eliminazione del Public Enemy number 1 ), rinfacciandogli appunto di dare a chi non ha o non ha più togliendo a chi ha tanto (il famoso Tea Party ): del resto, l’abolizione istantanea dell’Obamacare è uno dei perni del “ non-programma ” di Romney, oltre che dei teorici complottistici del NWO (di cui magari si potrebbe parlare in altro momento) – di cui trovate elucubrazioni, fantasie, e articoli qui , qui , qui , qui e qui ( l’ultimo è quasi esilarante , un tizio che si fa mettere non uno ma ben DUE microchip, uno per mano, da un non ben riconosciuto tizio che opera oltretutto senza guanti su un tavolo qualsiasi).

Faccio un piccolo appunto fuori tema : a parte che è specificato l’utilizzo del chip per scopi medici, a parte che la tecnologia è sempre stata vista dalla società costituita, oltre che dai reazionari-nazionalisti-ultra conservatori, come un atto demoniaco (anche pensare che la Terra fosse sferica era atto del diavolo qualche tempo fa), c’è da dire che ogni riforma porta con sé un po’ di diffidenza, soprattutto le riforme rigorose e rivoluzionarie come una sanità pubblica nel Paese del capitalismo assoluto. Ma un conto è essere diffidenti , pretendere spiegazioni, combattere su un livello di democrazia facendo valere i propri diritti, un altro conto è fare fantasie su sette segrete (ne esistono, ne sono sempre esistite e ne esisteranno sempre: del resto, anche se vi trovate al bar potreste farne una), cospirazioni mondiali e via discorrendo: è chiaro che essere incazzati con banche, politici corrotti, nepotismi e asservimento al potere sia del tutto legittimo se non doveroso, diverso è pensare e credere che dietro a tutto si celi una macchinazione. Ma tant’è.

Tornando al discorso principale , chi poteva spingere per “ meno tasse ai ricchi ” nella campagna per le presidenziali Usa se non i soliti noti ? Infatti, come sempre, ad appoggiare il rappresentante del Tea Party ci sono anche le due più grosse lobby a stelle strisce, la NRA e quella del petrolio : la prima per ovvie ragioni (le armi e le guerre, si sa, rallegrano l’economia), la seconda per la grandissima differenza di vedute sul “ fracking ” (che non è il fucking mischiato a cose strane, né altre pratiche sessuali), per cui ovviamente stravede Romney, e su cui il Presidente invece ha palesato dapprima una netta condanna, per poi rivedere la sua posizione su una tiepida stretta sulla regolamentazione e autocertificazione, anche per non andare troppo contro agli interessi sì dei petrolieri, ma evidentemente anche del Paese: del resto gli Usa non hanno mai brillato per progressismo in fatto di fonti energetiche , rinnovabili, green economy (anche se questo è uno dei punti del programma di Obama, ndr), risparmio energetico e controllo dell’inquinamento , e aspettarsi che il Presidente fosse un Berlinguer a stelle e strisce sarebbe, a ragion veduta, da fessi.

Non solo questi fattori incideranno però sull’esito del voto: infatti il culto religioso di Romney mormone , come altri tre prima di lui candidati alla Casa Bianca: Joseph Smith , fondatore della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni , ossia la chiesa mormona, George W. Romney , padre di Mitt, e Orrin Hatch ; nessuno eletto) lo ha portato a posizioni ultra radicali anti-abortiste , poi ovviamente rivedute e corrette in corsa per non perdere voti in maniera trasversale, sia dai movimenti femminili, dai “ latinos ”, o addirittura dalle donne repubblicane; posizioni che sono ad oggi ancora sponsorizzate da altri repubblicani in corsa per il Senato e che erano a loro volta sponsorizzati da Romney.

In questa bagarre di caleidoscopiche posizioni su temi di ogni genere, probabilmente pensando già alla sua poca propensione all’essere “politico”, Romney ha quindi basato la sua campagna solo sul discredito dell’attuale presidente , attribuendogli colpe di ogni genere e sorta, salvo poi fare figuracce in diretta tv (rivedere il secondo confronto faccia a faccia con Obama per credere: link 1 ; link 2 ; link 3 ; link 4 ; link 5 ; link 6 ; link 7 ; link 8 ) o anche in differita , prestando così il fianco alle contromosse del Presidente, che dopo il primo fallimentare incontro-scontro in tv in cui è apparso stanco e senza argomenti, ha aggredito Romney a campo aperto, difendendosi punto su punto, riuscendo anche a ironizzare su questioni fondamentali come armamenti, politica estera, economia, veterani, e facendo veramente passare la convinzione che sia lui il Comandante in Capo e mostrando tutta la sua esperienza di questi quattro anni di angosce, grazie anche all’appoggio di gente da nulla come Bill e Hillary Clinton , nonché del candidato vice-presidente Joe Biden , che nel faccia a faccia con l’altro candidato vice Paul Ryan è apparso ancora più aggressivo del Presidente.

Questi sono, in sintesi, i punti di divergenza tra Romney –  che ha fondato la sua candidatura sull’attaccare la presidenza Obama per quello che non ha potuto (o voluto, ai posteri l’ardua sentenza) fare, ondivagando tra mille “ Epic Fail ” ( vedi foto e articoli al fondo ), contorsionismi dialettici (sbugiardati in diretta tv), promesse impossibili da mantenere (l’ultima: 15 milioni di posti di lavoro . Ricorda qualcuno?) tenendo però ben stretta quella parte di America bianca e reazionaria che compone l’ossatura degli stati centrali ( vedi foto ) – e il Presidente  – che ha sempre parlato “a” e “per” tutta l’America, sia povera, il famoso 47% citato da Romney, che l’1% degli straricchi, la classe media, i bianchi e i neri, i “latinos” e gli immigrati, incentrando la richiesta di voto ad una sorta di “ legacy ” per lo spiraglio di luce che, dopo quattro anni tremendi, gli Usa cominciano a vedere.

Sostanzialmente si può tranquillamente sostenere che sì, le topiche di Romney gli faranno perdere qualche voto, ma gli americani si fanno due risate su queste pagliacciate, e non sono come certi europei del sud che di fregnacce hanno vissuto per 20 anni per poi risvegliarsi di colpo e pagarne il fio.

Sebbene siano facilmente considerabili come stupidi, obesi, ignoranti (vedi i fenotipi Homer Simpson e Peter Griffin ) e facilmente manipolabili soprattutto dal populismo del centrodestra, i conti in tasca se li sanno fare. Soprattutto se li sanno fare quelli del ceto medio (che sono quelli che andranno veramente a votare decidendo il proprio futuro e quello della Nazione, oltre quelli della fascia debole che comunque voteranno per Obama). Questo è un punto di vista emerso anche parlando con una mia amica d’oltreoceano, che nonostante voti per il Presidente, teme veramente un’incredibile rimonta del miliardario senza scrupoli: lei è una dei “latinos” di San Francisco, California (dove storicamente votano democratico alla Presidenza e Repubblicano come governatore), libera imprenditrice, ex agente di una RE (Real Estate, agenzia immobiliare, ndr), madre single, perfetto esempio del ceto medio devastato dalla crisi (anche se, pur non ammettendolo, conferma l’idea di un Paese dove da un mese all’altro ti puoi reinventare in quello che più ti piace ottenendo anche buoni risultati) e che non vuole crescere la propria figlia in un Mondo che si prepara a una Guerra Mondiale tra Occidente e Oriente-Medio Oriente.

E dopo gli sfaceli ereditati dal doppio mandato di Bush jr. (guerre eterne mai concluse, disastro economico, disoccupazione alle stelle, in pieno stile anni ’80, così come rinfacciato a Romney da Obama ), a meno di clamorosi exploit alle urne tipo nel duello Bush-Gore (sebbene Romney sia finito nell’occhio del ciclone anche per il voto elettronico ), il 7 novembre alla guida degli States ci sarà ancora Il Presidente e non il mormone.

APPUNTI DI COLORE:

Domenica 28 anche Homer Jay Simpsom ha votato, ma se nel 2008 votò Obama, quest’anno ha deciso di cambiare e votare per chi ha inventato l’Obamacare, ossia Romney (!), con il risultato che potete vedere qui

INFINE ULTIMI ARTICOLI, FOTO,VIDEO INTERESSANTI E DIVERTENTI:

I finestrini degli aerei che non si abbassano
I faldoni pieni di donne (ricorda sempre più qualcuno che conosco…)
– Le frasi che resteranno nella storia: “ Mi piace poter licenziare la gente che lavora per me ”;
come Presidente farò 15 milioni di posti di lavoro “, e dopo 15 minuti ” il governo non crea posti di lavoro ” (incredibile, sembra che abbia fatto le scuole ad Arcore)
La retro sull’aborto
La discesa in campo di Bloomberg con cose di sinistra (LUI!!)
Anche Trump dice la sua : ovviamente una troiata
Gli States fanno causa alla JP Morgan
Un interessante punto di vista di un blogger che la pensa come me

Paolo Ponti


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